Tassazione asset tokenizzati (RWA) 2026: aliquote e 730
La Legge di Bilancio 2026 incide anche sugli asset tokenizzati (RWA), ma la tassazione dipende dal sottostante. Treasury, credito privato e azioni on-chain seguono regole fiscali diverse e vanno dichiarati correttamente nel 730.

Negli ultimi anni la tokenizzazione degli asset reali (Real World Asset – RWA) ha iniziato a diffondersi anche tra investitori europei e italiani. Strumenti come treasury tokenizzati, credito privato tokenizzato e azioni on-chain stanno emergendo come nuove modalità per accedere ai mercati finanziari attraverso infrastrutture blockchain.
Parallelamente, il sistema fiscale italiano ha iniziato ad adattarsi alla crescente diffusione degli asset digitali. Con le modifiche introdotte negli ultimi anni e confermate dalla Legge di Bilancio 2026, la tassazione delle cripto-attività è stata ulteriormente chiarita.
Tuttavia, quando si parla di asset tokenizzati collegati ad asset reali — come titoli di stato, strumenti di credito o azioni rappresentate tramite token — emergono ancora alcune zone grigie interpretative.
Per capire come funzionano realmente le regole fiscali per un investitore italiano, è necessario analizzare:
quale aliquota si applica
come dichiarare questi asset
come distinguere tra crypto-asset e strumenti finanziari tokenizzati.
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La definizione fiscale di cripto-attività
La normativa italiana introdotta nel 2023 ha creato una categoria fiscale specifica chiamata cripto-attività.
La definizione include:
rappresentazioni digitali di valore o diritti trasferibili tramite tecnologia basata su registri distribuiti (DLT).
Questa definizione è volutamente ampia e comprende diversi tipi di asset digitali, tra cui:
criptovalute
token digitali
NFT
token che rappresentano diritti economici.
In teoria anche alcuni asset reali tokenizzati (RWA) potrebbero rientrare in questa categoria, ma dipende dalla struttura legale dello strumento.
L’aliquota fiscale applicata agli asset digitali
Secondo la normativa fiscale italiana aggiornata, le plusvalenze derivanti da cripto-attività sono considerate redditi diversi di natura finanziaria.
A partire dal 2026 l’aliquota applicabile è pari al:
33% sulle plusvalenze realizzate
Questa imposta sostitutiva si applica quando un investitore realizza un guadagno dalla vendita o conversione dell’asset digitale.
La plusvalenza viene calcolata come:
prezzo di vendita – prezzo di acquisto.
La tassazione si applica quando avviene una realizzazione del guadagno, ad esempio:
vendita in euro
conversione in altra criptovaluta
utilizzo dell’asset per acquistare beni o servizi.
L’imposta patrimoniale sugli asset digitali
Oltre alla tassazione delle plusvalenze, la normativa italiana prevede anche una imposta patrimoniale sugli asset digitali.
Questa imposta è pari allo:
0,2% annuo del valore degli asset detenuti
L’imposta funziona in modo simile all’IVAFE applicata agli strumenti finanziari detenuti all’estero.
Si applica al valore degli asset detenuti a fine anno.
Come dichiarare gli asset tokenizzati nel modello 730
Gli asset digitali devono essere dichiarati nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.
Questo quadro viene utilizzato per il monitoraggio fiscale delle attività finanziarie detenute all’estero.
Gli obblighi di dichiarazione si applicano anche se:
non sono state realizzate plusvalenze
l’asset non è stato venduto.
Nel caso degli asset tokenizzati, gli investitori devono indicare:
valore di acquisto
valore di mercato a fine anno
eventuali plusvalenze realizzate.
Questo obbligo si applica indipendentemente dal fatto che la piattaforma utilizzata sia estera o decentralizzata.
Come vengono trattati i treasury tokenizzati
I treasury tokenizzati rappresentano spesso esposizione a titoli di stato statunitensi tramite token digitali.
Dal punto di vista fiscale esistono due possibili interpretazioni:
trattamento come cripto-attività
trattamento come strumento finanziario.
Nella maggior parte dei casi, quando il token è negoziato su infrastrutture crypto e non rappresenta direttamente un titolo registrato nei mercati tradizionali, viene trattato fiscalmente come asset digitale.
Questo significa che le plusvalenze rientrano nella tassazione delle cripto-attività.
Come vengono trattati gli RWA collegati al credito privato
Un’altra categoria crescente riguarda il credito privato tokenizzato.
In questo caso i token rappresentano spesso:
prestiti aziendali
portafogli di credito
strumenti di debito strutturati.
Anche qui la classificazione fiscale dipende dalla struttura del prodotto.
Se il token non è riconosciuto formalmente come titolo finanziario regolamentato, è probabile che venga trattato come cripto-attività ai fini fiscali.
Il caso delle azioni tokenizzate
Le azioni tokenizzate on-chain rappresentano uno dei casi più complessi.
Se il token rappresenta realmente una azione registrata in un sistema finanziario regolamentato, potrebbe essere trattato come strumento finanziario tradizionale.
Se invece si tratta di una rappresentazione digitale che replica il prezzo dell’azione tramite infrastrutture crypto, la tassazione potrebbe seguire il regime delle cripto-attività.
Questo è uno dei punti in cui la normativa fiscale italiana non è ancora completamente definita.
Le principali aree di incertezza
Nonostante i progressi normativi, esistono ancora diverse aree di incertezza nel trattamento fiscale degli RWA tokenizzati.
Tra queste:
classificazione dei token collegati a asset finanziari reali
trattamento fiscale di strumenti di credito tokenizzati
distinzione tra crypto-asset e titoli finanziari digitali.
Queste aree grigie derivano dal fatto che la tecnologia si sta evolvendo più velocemente della normativa.
Conclusione
Nel 2026 il sistema fiscale italiano ha introdotto regole relativamente chiare per la tassazione delle cripto-attività, con un’aliquota del 33% sulle plusvalenze e una imposta patrimoniale dello 0,2% annuo.
Tuttavia il trattamento fiscale degli asset reali tokenizzati (RWA) dipende ancora in molti casi dalla struttura specifica dello strumento.
Treasury tokenizzati, credito privato tokenizzato e azioni on-chain possono rientrare nella categoria delle cripto-attività oppure in quella degli strumenti finanziari tradizionali.
Per questo motivo la classificazione fiscale di questi strumenti rimane uno dei temi più discussi nell’evoluzione dei mercati finanziari digitali.
VERDETTO ASSETREALI.IT
Cosa si crede
Gli asset tokenizzati abbiano già un regime fiscale completamente definito.
Cosa consente la struttura
La normativa italiana stabilisce regole chiare per la tassazione delle cripto-attività.
Cosa accade nella pratica
Nel caso degli RWA tokenizzati esistono ancora alcune zone grigie legate alla classificazione degli strumenti.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale né raccomandazione di investimento. Gli investimenti in asset reali, strumenti finanziari e asset tokenizzati comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.


