Tasse sull'oro tokenizzato in Italia: aliquote e 730 (2026)
Le plusvalenze sull’oro tokenizzato dipendono dal trattamento fiscale dell’asset sottostante. Non è il token a essere tassato, ma il guadagno generato dal diritto economico collegato all’oro reale.

Quando si parla di oro tokenizzato, la domanda più frequente è sempre la stessa:
quanto si paga di tasse in Italia?
Ad oggi non esiste una normativa fiscale specifica per questo tipo di strumento. Tuttavia, nella pratica, l’oro tokenizzato viene quasi sempre trattato come asset digitale, ed è proprio questo che permette di capire concretamente come funziona la tassazione.
Perché non è tassato come oro fisico
Il punto chiave è uno: non conta l’oro sottostante, ma la struttura dello strumento.
Quando acquisti oro tokenizzato, non stai comprando direttamente il metallo, ma un token digitale che rappresenta un diritto economico su quell’oro. Questa differenza è fondamentale, perché sposta l’inquadramento fiscale.
In Italia, quindi, non si applica automaticamente il regime dell’oro fisico, anche se dietro al token esiste oro reale.
Quanto si paga davvero
Se trattato come asset digitale, la regola è abbastanza chiara:
👉 si paga il 26% sulla plusvalenza
Cioè sulla differenza tra quanto hai pagato e quanto incassi.
Facciamo un esempio semplice: se acquisti oro tokenizzato a 1.000€ e lo rivendi a 1.500€, il guadagno è di 500€. Su questa cifra si applica il 26%, quindi pagherai 130€ di tasse.
Quando scatta la tassazione
Un punto importante è capire che la tassazione non scatta quando compri o detieni.
Finché mantieni il token in portafoglio, non paghi imposte. La tassazione entra in gioco quando realizzi un’operazione, ad esempio vendendo, convertendo o utilizzando il token.
Questo è lo stesso principio che si applica agli altri asset digitali.
Il tema spesso ignorato: il quadro RW
Anche se non vendi, potrebbe esserci comunque un obbligo importante: il monitoraggio fiscale.
Se detieni oro tokenizzato su wallet o piattaforme estere, in molti casi è necessario indicarlo nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.
È uno degli aspetti più sottovalutati, ma anche uno dei più rilevanti in ottica fiscale.
Autocustodia: non cambia le tasse
Molti pensano che tenere i token in un wallet personale possa avere vantaggi fiscali. In realtà, non è così.
L’autocustodia serve per avere controllo diretto sull’asset, ma non cambia la tassazione e non elimina gli obblighi dichiarativi. La responsabilità resta sempre tua, indipendentemente da dove detieni i token.
Conclusione
Oggi, in Italia, l’oro tokenizzato viene generalmente trattato come asset digitale.
Questo significa una cosa molto concreta: 26% sulle plusvalenze, più eventuali obblighi dichiarativi come il quadro RW.
La chiave per capire tutto è sempre la stessa: non guardare solo l’oro sottostante, ma la struttura di tokenizzazione. È quella che determina davvero come vieni tassato.
VERDETTO ASSETREALI.IT
Cosa si crede
Che l’oro tokenizzato sia tassato come oro fisico.
Cosa consente la struttura
Un’esposizione all’oro tramite un token digitale, non tramite possesso diretto.
Cosa accade nella pratica
Si applica il 26% sulle plusvalenze, con possibili obblighi dichiarativi.
DISCLAIMER
Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative e non costituiscono consulenza finanziaria, legale o fiscale né raccomandazione di investimento. Gli investimenti in asset reali, strumenti finanziari e asset tokenizzati comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale.


